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Aprire partita IVA: come fare per non commettere errori

Se sei giunto fin qui è perché probabilmente anche tu vorresti aprire partita IVA. Indipendentemente dal fatto che a farti prendere questa decisione sia il fatto che magari hai già svolto in passato una attività che ti ha appassionato oppure perché hai completato il ciclo di studi per Avvocato, Psicologo o Medico e vorresti iniziare una tua professione iscrivendoti al relativo Albo provinciale, stai pensando di aprire Partita IVA.

Inevitabilmente questo pensiero procura qualche apprensione ed è normale chiedersi se sarà possibile far fronte a tutte le spese e quale sarà il guadagno effettivo, quello che rimane davvero in tasca dopo aver pagato tasse e contributi.

Quello che cercheremo di fare in questa breve guida è offrirti una serie di consigli e suggerimenti per aprire partita iva senza commettere errori, scegliendo la forma più conveniente per le tue esigenze e spiegandoti dettagliatamente quanto costa aprire P. IVA e quali imposte e contributi previdenziali comporta avere un'attività autonoma.

Grazie a questo vademecum scoprirai che non è affatto complicato svolgere regolarmente una professione in proprio e soprattutto (grazie ai consigli giusti) può dare molte soddisfazioni economiche e personali.

Prestazione occasionale: la soluzione soft per iniziare un'attività

Ingegneri, Freelancer e Designer, così come molte altre categorie di lavoratori autonomi, non hanno aperto la Partita IVA nel loro primo periodo di attività. Agli inizi infatti si preferisce sempre optare per una soluzione più soft, ovvero quella offerta dall'emissione di una ricevuta per prestazione occasionale sulla quale viene calcolata una ritenuta fiscale del 20%

Sicuramente questa opportunità consente di poter iniziare la propria attività senza correre rischi. Si tratta comunque di un sistema che permette di lavorare senza violare nessuna regola, anche se ha dei limiti ben precisi. 

Non tutte le categorie di lavoratori possono utilizzare la prestazione occasionale. Ad esempio non può avvalersi della facoltà di emettere ricevute con ritenuta d'acconto 20% senza aprire partita IVA un parrucchiere o un commerciante, mentre quest'opportunità è prevista per i copywriter ed i travel blogger. La collaborazione dovrà essere, come precisato dalla tipologia di lavoro, di carattere occasionale e non potrà superare i trenta giorni per ogni anno solare per ciascun committente. Colui che presta attività occasionale non può pubblicizzare la propria attività, per cui viene fortemente penalizzato dal punto di vista della crescita professionale.

Non può svolgere attività occasionale chi ha, oppure ha avuto negli ultimi sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione continuativa con il committente. La prestazione di lavoro autonomo occasionale prevede che il lavoratore, dietro compenso pattuito tra le parti, si assuma l'impegno di svolgere un servizio o realizzare un'opera senza vincoli di subordinazione ne di organizzazione da parte del committente. 

Un'ultima considerazione deve essere fatta sui compensi annui ammessi: può usufruire della collaborazione occasionale con ritenuta d'acconto 20% chi percepisce dal proprio lavoro compensi inferiori a 5.000€ l'anno. Oltrepassata tale soglia è obbligatorio, pur rimanendo nell'ambito della collaborazione occasionale senza partita IVA, iscriversi alla Gestione separata dell'INPS

Il reddito complessivo annuo percepito può incidere sull'obbligo di iscrizione INPS ma non incide affatto su quello relativo all'apertura della partita IVA, per il quale invece valido il criterio della prestazione saltuaria. A far scattare l'obbligo di aprire partita IVA infatti non è il limite reddituale ma il tipo di rapporto che intercorre con il committente: se si tratta di prestazioni sporadiche può essere sufficiente la ricevuta con ritenuta d'acconto, ma quando la collaborazione dura e si ripete nel tempo, con un elenco di clienti fissi ed incarichi che giungono con regolarità, aprire la partita IVA diventa una scelta obbligata. Fortunatamente però la procedura non è affatto complicata e può essere fatta in modo semplice e veloce. 

Come fare per aprire Partita IVA?

Nell'era del digitale è possibile aprire partita IVA senza neppure uscire di casa, facendo tutto per via telematica comodamente seduti in poltrona. Tutto avviene abbastanza velocemente e, già dopo 24 ore, un libero professionista potrà iniziare a svolgere la sua attività autonoma. Se per questa categoria professionale non vi sono costi e la procedura è davvero rapidissima, per le ditte individuali occorre mettere in preventivo la tassa per l'iscrizione al Registro delle Imprese e quella all'Albo Artigiani o alla Camera di Commercio (a seconda della tipologia di impresa), e tempi leggermente più lunghi: in media occorrono 2/7 giorni per poter essere operativi, mentre i costi si aggirano intorno a 200€ più IVA. Per la richiesta di iscrizione CCIAA è necessario utilizzare la procedura ComUnica.

Ma al di la di tempi e costi vi sono alcuni elementi molto importanti che ogni individuo si troverà a scegliere in sede di apertura partita IVA e che potrebbero influenzare notevolmente i guadagni futuri. La prima di queste è la scelta del regime fiscale, che potrà essere forfettario, semplificato o ordinario. 

Regime fiscale: quale conviene di più?

Per comprendere meglio quale regime fiscale scegliere è opportuno conoscere le varie differenze che li distinguono. Il regime forfettario è stato introdotto da una legge del 2016 ed è conosciuto anche con il termine di regime agevolato o regime dei minimi. Riservato alle ditte individuali e professionisti che fatturano fino a 65.000 euro/anno prevede un calcolo a forfait delle spese sostenute, senza obbligo di registrazione delle stesse ma secondo una deduzione stabilita dal coefficiente di redditività rilevabile attraverso il Codice ATECO assegnato all'attività. Sarà sufficiente applicare questo parametro al totale dei ricavi conseguiti nell'anno solare per avere a disposizione il reddito imponibile, sul quale verranno poi calcolate le varie imposte. Grazie alla semplicità che offre nella gestione (non occorre registrare acquisti e le fatture emesse vanno semplicemente numerate progressivamente e conservate) la scelta del regime forfettario è quella maggiormente selezionata da tutti coloro che avviano una attività.

Il regime semplificato è quello che racchiude tutti coloro che non rientrano nel forfettario ma che non vogliono assumersi oneri e costi di gestione di un più complesso regime ordinario. Le soglie per poter accedere al regime semplificato (e per poterci poi rimanere) sono: 

  • 400.000€ per la prestazione di servizi
  • 700.000€ per le imprese che hanno per oggetto tutte le altre attività

Alla contabilità semplificata sono ammesse anche le società (ad eccezione di quelle di capitali che invece sono sempre obbligate alla contabilità ordinaria). La determinazione degli utili avviene attraverso la registrazione delle fatture di acquisto e quelle di vendita in base al principio di cassa.

La contabilità ordinaria è invece quella che prevede una determinazione degli utili data dalla differenza tra ricavi e costi per competenza, con scritture contbili che interessano anche il libro giornale, il registro dei beni ammortizzabili ed il libro inventari. Si tratta della opzione che presenta i costi più alti di gestione contabilità, riservta a coloro che non possono (per motivi di forma societaria o per ragioni legate al reddito) rientrare  nella contabilità semplificata. Può comunque accadere anche che si opti per tale regime volontariamente nel caso in cui vi siano considerazioni favorevoli legate alla propria attività.

Codice ATECO

Un'ultima cosa a cui prestare molta attenzione quando siamo intenti ad aprire partita IVA è il Codice ATECO. Si tratta di una sequenza di numeri e lettere che contraddistingue ogni tipologia di attività. Potremmo pensare al Codice ATECO come alla carta di identità di ogni attività, dove le lettere indicano il macro-settore economico di appartenenza ed i numeri (da due a sei cifre) individuano la sottocategorie dei settori stessi.

La sua indicazione è obbligatoria in fase di apertura partita IVA e da esso dipende il coefficiente di redditività sul quale verranno poi stabiliti i ricavi tassabili. 

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